Il Territorio

I Vitigni del Montello, Vini di Alta Qualità

Sulle colline argillose del Montello il clima è secco durante l’estate e rigido in inverno. Le forti pendenze, insieme all’esposizione favorevole dei vigneti, situati su terreni collinari e pedecollinari, rendono questo ambiente particolarmente selettivo per le coltivazioni.

In queste condizioni climatiche e ambientali, la vite è una delle poche colture in grado di adattarsi e prosperare, dando origine a produzioni naturalmente limitate ma di elevata qualità.

Un risultato che viene ulteriormente valorizzato da pratiche agronomiche attente e rispettose, come il diradamento estivo dei grappoli, l’inerbimento dei filari e una potatura invernale mirata.

Montello, Collina di Terra Rossa

Il Montello è una collina dalla caratteristica terra rossa che si eleva in modo isolato e ben definito poco oltre i 300 metri, a sud dell’attuale corso del fiume Piave. Proprio la vicinanza al fiume ha reso questo territorio particolarmente favorevole agli insediamenti umani fin dall’antichità.

Relativamente poco abitato e ricoperto da ampie aree boschive, il Montello è circondato da centri abitati vivaci e densamente popolati, tra cui spicca Montebelluna. Dal punto di vista geologico, la collina è costituita da conglomerati alluvionali che si sono formati tra i 60 e i 5 milioni di anni fa, conferendole la tipica colorazione rossastra dei suoli.

Il paesaggio è dominato dal bosco, un tempo prevalentemente di querce, rigorosamente tutelato dalle leggi della Serenissima Repubblica di Venezia. Il celebre “Bosco della Serenissima” forniva infatti il legname destinato ai cantieri navali veneziani.

Durante il dominio veneziano, il territorio conobbe un lungo periodo di pace e prosperità, che favorì l’introduzione di nuove colture. I mercanti della Serenissima riconobbero subito il valore delle piante provenienti dalle Americhe, come mais, patate, fagioli e pomodori, insieme a nuovi vitigni che avrebbero segnato la storia agricola della zona.

La serenissima

Fin dal 1471 la Serenissima Repubblica di Venezia riservò un’attenzione particolare al Bosco del Montello, destinandolo a riserva forestale dell’Arsenale. Per garantirne la tutela, nel 1515 vennero nominati i saltari, veri e propri custodi del bosco, e nel 1527 fu istituita la figura del Capitano del Bosco del Montello, incaricato della sorveglianza del patrimonio boschivo con l’aiuto di alcune guardie.

Questa politica aveva l’obiettivo di pianificare con rigore la gestione forestale, assicurando una produzione costante e continuativa di legname destinato alla costruzione navale veneziana. Senza un regolare permesso era vietato tagliare rami, cime o piante di qualsiasi tipo; erano previste pene severe persino per chi, falciando l’erba, avesse danneggiato le giovani querce.

Particolare attenzione veniva riservata alla coltivazione delle querce, che venivano sottoposte a specifiche potature capaci di modellare il tronco in funzione delle diverse parti delle navi. Tecniche silvicole altamente specializzate, sorprendentemente avanzate per l’epoca, che possono essere considerate un’anticipazione della moderna gestione forestale.

La Grande Guerra del 1915

Con la caduta della Repubblica di Venezia venne meno anche la protezione del Bosco del Montello. L’avvento del Regno d’Italia, attraverso la Legge Bertolini del 1892, portò profondi cambiamenti nella gestione dell’area forestale: il bosco venne quasi interamente disboscato e il territorio suddiviso, per metà assegnato a famiglie povere e per metà venduto a privati, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo agricolo.

A sostenere questa trasformazione contribuì anche la costruzione delle prime strade interpoderali, che attraversavano la collina sia trasversalmente sia longitudinalmente. Tuttavia, la mancanza di corsi d’acqua superficiali limitò fortemente la resa agricola e, nel tempo, il bosco tornò lentamente a riconquistare il Montello.

Durante gli anni della Grande Guerra, il Montello si trovò nuovamente al centro degli eventi, diventando una linea strategica di prima importanza. La necessità di realizzare opere militari per contrastare l’avanzata dell’esercito austro-ungarico portò a un nuovo e massiccio disboscamento. Il conflitto cancellò purtroppo gran parte del patrimonio storico, artistico e culturale che aveva caratterizzato lo splendore di questo territorio.